
Dal 7 marzo al 4 ottobre 2026 il Museo Novecento presenta Ottone Rosai. Poeta innanzitutto, una mostra dedicata al pittore fiorentino e al profondo rapporto che unisce le sue opere alla città, ai suoi paesaggi e agli intellettuali del Novecento.
Curata da Sergio Risaliti, l’esposizione riunisce per la prima volta in un percorso unitario i dipinti del Lascito Rosai e le opere appartenenti alla Collezione Alberto Della Ragione, due nuclei fondamentali delle collezioni civiche fiorentine.
Circa settanta opere, insieme a lettere e documenti d’archivio, permettono di conoscere un artista che ha trasformato i volti degli amici, le strade, le chiese, le colline e le periferie di Firenze in immagini cariche di memoria, inquietudine e poesia.
Ottone Rosai e la sua Firenze
Nato a Firenze nel 1895, Ottone Rosai ha costruito una parte essenziale della propria ricerca artistica osservando la città in cui viveva. La sua Firenze non è però quella monumentale e idealizzata delle vedute destinate ai viaggiatori.
Le strade, le case, le colline e le grandi architetture fiorentine diventano nei suoi dipinti luoghi interiori. Rosai osserva una città silenziosa e severa, segnata dalla presenza delle persone, dal lavoro quotidiano e da una forte tensione morale.
Tra i luoghi riconoscibili nelle opere esposte compaiono la Cupola del Brunelleschi, Palazzo Vecchio, le chiese del Carmine, di Santa Maria Novella e di Santo Spirito, oltre a via di San Leonardo, dove l’artista aveva il proprio studio.
Il Lascito Rosai e la Collezione Alberto Della Ragione

Uno degli aspetti più importanti della mostra è il confronto tra due nuclei conservati nelle collezioni civiche fiorentine e normalmente presentati in sezioni differenti del Museo Novecento.
Il Lascito Rosai comprende opere provenienti dallo studio del pittore e donate al Comune di Firenze dai suoi eredi. Ne fanno parte vedute della città, autoritratti e numerosi ritratti degli amici e degli intellettuali che frequentavano l’artista.
La Collezione Alberto Della Ragione conserva invece un importante gruppo di dipinti di Rosai all’interno di una raccolta dedicata ai protagonisti dell’arte italiana della prima metà del Novecento.
La riunione dei due nuclei permette di seguire in modo più completo la ricerca dell’artista e di osservare come paesaggi, figure e ritratti appartengano a una medesima visione poetica.
I volti degli amici e degli intellettuali
Il primo grande tema del percorso è rappresentato dalle persone che condivisero con Rosai esperienze artistiche, letterarie e umane. Poeti, scrittori, critici, editori e pittori non costituiscono soltanto lo sfondo della sua biografia, ma una vera comunità intellettuale.
Nei ritratti, gli amici appaiono spesso immobili e raccolti. I loro volti sono costruiti con pochi elementi essenziali e sembrano custodire affetti, inquietudini e tensioni morali.
Tra le personalità ritratte da Rosai figurano alcuni dei protagonisti della cultura italiana del Novecento, come Eugenio Montale, Elio Vittorini, Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti, Giorgio de Chirico, Gianfranco Contini e Ardengo Soffici.
La mostra restituisce così anche l’immagine della Firenze dei caffè letterari, delle riviste, delle case editrici, degli studi d’artista e delle lunghe conversazioni che contribuirono a formare il clima culturale della città.
Firenze come paesaggio interiore
Il secondo nucleo fondamentale del percorso è dedicato ai luoghi. Nelle opere di Rosai, Firenze non viene descritta con intento documentario: le sue architetture e i suoi quartieri diventano il riflesso di un’esperienza personale.
Le strade vuote, i muri, le case isolate, gli uliveti e le colline sembrano sospesi in un tempo immobile. Anche quando sono riconoscibili monumenti celebri, il pittore evita ogni rappresentazione celebrativa e cerca piuttosto la misura, la gravità e il silenzio della città.
Via di San Leonardo, l’Oltrarno e i margini urbani appartengono a una geografia vissuta attraverso il lavoro, le amicizie, le passeggiate e gli incontri quotidiani. La città reale si trasforma così in un paesaggio della memoria e dell’esistenza.
Perché “Poeta innanzitutto”
Il titolo della mostra invita a considerare Ottone Rosai non soltanto come pittore, ma come intellettuale e autore profondamente legato alla parola scritta.
Le opere sono accompagnate da una selezione di documenti provenienti dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e dall’Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti. Lettere, testimonianze e materiali d’archivio aiutano a ricostruire le relazioni dell’artista con gli scrittori e i poeti del suo tempo.
Pittura e scrittura nascono in Rosai da una stessa esigenza di sincerità. I volti, le strade e i paesaggi sono tradotti in forme essenziali, capaci di evocare la fatica dell’esistenza, la solitudine, l’amicizia e la necessità di continuare a credere nella poesia.
Il dialogo con Georg Baselitz
La mostra crea anche un collegamento con Georg Baselitz, protagonista nel 2026 di un’altra grande esposizione al Museo Novecento.
L’artista tedesco conobbe le opere di Rosai durante il suo primo soggiorno a Firenze nel 1965 e ne divenne un attento estimatore. Il confronto mette in evidenza come la pittura del maestro fiorentino abbia saputo parlare anche ad artisti appartenenti a generazioni e contesti molto differenti.
La presenza contemporanea delle due mostre offre quindi l’occasione di osservare il Novecento attraverso due esperienze lontane, ma accomunate da una pittura intensa, fisica e profondamente legata alla condizione umana.
Perché visitare la mostra su Ottone Rosai
Ottone Rosai. Poeta innanzitutto permette di conoscere uno dei principali interpreti della Firenze del Novecento e di osservare la città attraverso uno sguardo diverso da quello dei consueti itinerari rinascimentali.
Il percorso è particolarmente interessante perché non separa l’opera dalla vita dell’artista. I ritratti, i paesaggi, le lettere e i documenti ricostruiscono un ambiente culturale nel quale pittura, poesia, amicizia e vita quotidiana sono strettamente intrecciate.
Visitare la mostra significa anche riconoscere nei dipinti luoghi ancora presenti nella città contemporanea e comprendere come Rosai abbia trasformato Firenze in un’immagine universale della memoria e dell’esperienza umana.
La mostra nel tuo itinerario a Firenze
La visita al Museo Novecento può essere abbinata alla basilica di Santa Maria Novella oppure a un itinerario dedicato ai luoghi di Ottone Rosai: l’Oltrarno, piazza del Carmine, Santo Spirito, via Toscanella e via di San Leonardo.
Sono Giulia Bacci, storica dell’arte e guida turistica abilitata a Firenze. Posso aiutarti a costruire un percorso che colleghi le opere della mostra alle strade, alle chiese e ai quartieri vissuti e dipinti da Ottone Rosai.
